Lelé, un legame tra natura e architettura

Questo articolo è tratto da una ricerca di gruppo svolta per la disciplina di Sociologia per l'Architettura del professore Leonardo Chiesi all'Università degli Studi di Firenze.


Componenti del gruppo: Sezai Celoaliaj, Francesco Creatini, Vanessa Giannetti, Luca Sigali, Fernando Sincero Junior, Zilan Ugurlu

Lelé, soprannome di João Filgueiras Lima, nacque a Rio de Janeiro nel 1932, città dove crebbe e conseguì la sua laurea in Architettura, nel 1955, presso l’allora Università del Brasile, attuale Università del Rio de Janeiro.

Arquiteto João Filgueiras Lima
João Filgueiras Lima. Fonte: Revista Trip - UOL

Figlio di un impiegato delle poste e di una casalinga, Lelé crebbe in un contesto periferico della cosiddetta "Città Meravigliosa" e da giovane frequentò la scuola militare, dove scoprì una grande passione per l’illustrazione grafica. Si trasferì insieme alla famiglia all'Isola del Governador [1] dopo che sua madre è stata diagnosticata con una condizione e le è stata prescritta un trattamento che coinvolgeva fare dei bagni al mare.


Architettura per caso

La decisione di laurearsi in Architettura avviene in modo altrettanto casuale, quando un suo amico gli consiglia di provare il test d'ingresso all'università visto le sue alte competenze grafiche. Siccome non aveva mai avuto un interesse verso la disciplina, Lelé non era preparato per il test, che metteva a prova varie competenze specifiche. Ha superato il primo esame e poi il secondo, entrambi con il voto minimo richiesto per l'idoneità, pur non essendosi preparato per nessuno dei due.


All’interno del contesto universitario si avvicina per la prima volta ad architetti. Aldairy Toledo, un suo docente e anche pittore, fu una delle figure che glielo hanno aiutato a sviluppare una forte passione verso la disciplina e anche uno “sguardo artistico” verso la vita, secondo parole sue, inoltre, gli presenta ad uno dei più noti antropologi brasiliani, Darcy Ribeiro, di cui diventa un grande amico.

Fotografia dell'antropologo brasiliano Darcy Ribeiro.
Antropologo Darcy Ribeiro (1922 - 1997). Fonte: Nossa Ciência.

Nel 1957 Lelé si trasferisce a Brasilia per lavorare come architetto nella costruzione di una delle superquadras [2] attraverso la Novacap [3].

Immagine aerea della costruzione della superquadra 308 a Brasilia.
Costruzione della Superquadra 308, Brasília, Brasile. Fonte: Correio Braziliense

Dopo la fine della costruzione della nuova capitale brasiliana, Lelé rimane nella città per indicazione dell’architetto Oscar Niemeyer, svolgendo il lavoro di direttore del Centro di Pianificazione dell’Università di Brasilia, oltre ad essere una delle principali figure della fondazione del corso di architettura della medesima università.


Si dimette dall’università nel 1967 ma rimane sempre a Brasilia, radicandosi come architetto autonomo grazie al cosiddetto “miracolo economico” e alla grande richiesta di architetti.

Lelé e Oscar Niemeyer seduti su un divano insieme. Entrambi sorridono.
Da sinistra a destra: Lelé e Oscar Niemeyer. Fonte: Folha - UOL

È durante questo periodo che sviluppa il suo approccio all’architettura, cercando un’estetica che si presenta come risultato di un ricco dettaglio costruttivo. Nonostante abbia avuto un contatto molto stretto con Oscar Niemeyer, Lelé sviluppa un linguaggio architettonico proprio e unico per le sue opere, basandosi sostanzialmente sull’utilizzo di prefabbricati.


Cita nella sua autobiografia che, pur ammirando le forme sinuose di Niemeyer, cerca il suo animo artistico ‘industrializzato’, principalmente attraverso elementi modulari, svolgendo una ricerca estetica ben diversa da quella di Niemeyer e altri architetti brasiliani a lui contemporanei.


Luoghi di cura e il contatto con la natura

Lelé è noto per la progettazione di edifici pubblici, soprattutto quelli di tipologia ospedaliera, avendo progettato diverse strutture per la rete nazionale Sarah Kubitschek del suo amico Aloysio Campos da Paz. Secondo lui il contatto con la vegetazione, l’illuminazione naturale e il benessere termico erano parti fondamentali di ogni progetto, soprattutto nelle strutture destinate alla cura, ritenendole elementi di primaria importanza per il trattamento e la guarigione dei pazienti all’interno degli ospedali.

Sala di attesa dell'ospedale Sarah Salvador.
Ospedale Sarah Kubitschek (1991), Salvador, Bahia, Brasile. Fonte: Nelson Kon.

Negli ospedali di Lelé saranno presenti i giardini di transizione, i giardini interni, e le terrazze giardino, che sono sempre di facile accesso per tutti i pazienti, da quelli “in-patients” [4] agli “out-patients” [5], permettendo loro di svolgere attività all’aperto. Oltre al verde, tutti gli spazi sono pervasi dalla luce naturale e le luci artificiali non sono quasi mai richieste, se non per sale operatorie e altri spazi che richiedono un controllo di precisione.

Schema della disposizione dei giardini all'interno dell'ospedale Sarah di Brasilia
Schema dei giardini dell'ospedale Sarah Brasilia. Fonte: Daniel J. Mellado Paz

L’approccio di Lelé alla ventilazione è notevolmente diverso da quello di altri architetti modernisti, come Le Corbusier, per esempio.


L’architetto svizzero, naturalizzato francese, gestiva l’aria attraverso pareti vetrate ermetiche che servivano come neutralizzanti, lasciando passare la luce ma bloccando completamente il flusso d’aria. Il ricambio d’aria veniva fatto dalle macchine che, prima di mandarla dentro l’edificio, ne condizionavano la sua temperatura e l’umidità, la cosiddetta “respirazione esatta”.

Schema del sistema di ventilazione naturale dell'ospedale sarah salvador
Schema di ventilazione naturale dell'ospedale Sarah Salvador. Fonte: SustentArqui

João Filgueiras Lima riteneva che l’aria fresca doveva venire da fuori, non si poteva utilizzare un’aria viziata interna, soprattutto dopo le scoperte che la meccanizzazione era piuttosto patogena. Comunque era necessario il trattamento dell’aria prima che venisse riversata all’interno: rimuovere la polvere, ampliare la pressione e ridurre la temperatura.

Ospedale Sarah Kubitschek (1991), Salvador, Bahia, Brasile. Fonte: Nelson Kon.

Nei suoi ospedali la convivenza con i batteri è fondamentale. Attraverso strategie di ventilazione e contatto con l'esterno, permette ai batteri patogeni di entrare in contatto con quelli più innocui per indebolire i ceppi ospedalieri. La soluzione adottata era la ventilazione verticale a scapito di quella orizzontale per evitare lo scambio d'aria potenzialmente contaminata tra le varie sale.


Le case di João Filgueiras Lima

Lelé fu un architetto di edilizie pubbliche: ospedali, scuole, ecc. Ciononostante, nel corso della sua vita da architetto lui progettò anche alcune residenze per alcuni suoi amici, sempre gratuitamente, tranne per una.


Residência Aloysio Campos da Paz. Fonte: Adalberto Vilela.

Il contatto con la natura venne ricercato attraverso la scelta dei materiali e di una ricerca formale d'integrazione del verde, anche se Daniel J. Mellado Paz [6] dice che sarebbe scorretto ridurre il verde delle opere di Lelé ad una semplice integrazione, visto che l’architetto riesce ad amalgamare l’edificio al verde circostante, nonché a quello aggiunto.


Nella Residência Aloysio Campos da Paz (1969-2011) il materiale protagonista è la pietra; nella Residência Nivaldo Borges (1972-78), il mattone in terracotta; nella Residência José da Silva Netto (1973-76), il calcestruzzo; e nella Residência Roberto Pinho (2007-08), l'acciaio.

Residência Roberto Pinho. Fonte: Blog Amigos

Una strategia molto ricorrente nei suoi progetti sono i cosiddetti terrazzi-giardini ereditati da Le Corbusier. Intanto è importante precisare che il termine fine a se stesso è molto vago e può essere interpretato in vari modi. Nell’opera di Le Corbusier prende forma come un’area pavimentata con eventuali aiuole. Lelé invece ha un approccio diverso nella progettazione di questo elemento architettonico.

Residência José da Silva Netto. Fonte: Archdaily

Nella sua versione del terrazzo-giardino la copertura viene ricoperta di erba e piante di piccole dimensioni ed è spesso inaccessibile agli utenti, se non per manutenzione. Questa modalità può essere osservata nella Residência Nivaldo Borges.


Regolazione bioclimatica naturale

I terrazzi, ricoperti di vegetazione visti precedentemente svolgono anche la funzione di protezione termica, vista l’alta incidenza di radiazione solare durante tutto l’anno nella città.

Brasília si trova nella regione centro-ovest del Brasile, nella zona climatica tropicale, nonostante ciò la zona ha caratteristiche aride, dovuto al fatto che si trova all’interno del bioma Cerrado [7], e si possono constatare disagi sia per alte temperature che per bassa umidità dell’aria. La vegetazione, dunque, viene utilizzata anche come strategia bioclimatica per mitigare gli effetti dell’incidenza dei raggi solari e per regolare la temperatura e l’umidità attraverso l’evaporazione e la ventilazione naturale (effetto camino).


Per quanto avverso e duro possa sembrare il clima di Brasília ad un estraneo, la realtà è che il condizionamento naturale dell’aria, ovvero senza l’utilizzo di macchine, è non solo possibile ma altamente preferibile e consigliabile.

Memorial Darcy Ribeiro. Fonte: Archdaily

Lelé riduce la ventilazione meccanica sempre al minimo in tutti i suoi progetti, e per quanto riguarda la tipologia residenziale, questa modalità non viene mai utilizzata. Anche la luce naturale è un tema altamente prezioso per Lelé. In tutte le sue opere è possibile constatare dei sistemi d'illuminazione che vanno dalle semplici pareti vetrate alle complesse coperture a dente di sega.


I giardini interni e di transizione

I giardini interni sono una costante nell’opera di Lelé, pervasi dalle piante e specchi d’acqua che hanno la funzione di rinfrescare, umidificare e purificare l’aria, ma non solo.


L’architetto fa uso dei giardini per generare delle “buffer zones” tra esterno ed interno. Queste zone di transizione hanno la funzione di creare una fluidità visiva e spaziale tra interno ed esterno, nonché ridurre l’impatto delle condizioni climatiche all’interno.

Residência Nivaldo Borges. Fonte: Archdaily

Il continuum spaziale generato da Lelé fa si che le sue opere non abbiano delle finestre, almeno non le comuni aperture su una parete. Invece, la struttura stessa prende una forma tale da aprirsi, accogliendo l’esterno all’interno e viceversa.

Residência Nivaldo Borges. Fonte: Archdaily

Lelé ci tiene sempre al benessere offerto dall’architettura ai suoi abitanti, e per regalare tali esperienze agli utenti, porta i giardini addirittura negli spazi interni, che non sono per forza aperti come i cortili centrali.


La biofilia e l’architettura sensoriale

Nonostante non si parli di biofilia quando si scrive sull’opera di Lelé, è assai chiara la sua relazione con la natura, anche se osservato dal punto di vista delle più recenti pubblicazioni al riguardo del tema.


Se osserviamo ed analizziamo la Residência Nivaldo Borges attraverso le lenti del report 14 patterns of biophilic design, del gruppo Terrapin Bright Green, possiamo individuare diversi elementi che rientrano nei vari punti accennati nel testo.

  • Rapporto visivo con la natura;

  • Rapporto non visivo con la natura;

  • Variabilità termica e del flusso d’aria;

  • Presenza dell’acqua;

  • Illuminazione diffusa e dinamica;

  • Legame con i sistemi naturali;

  • Legame materiale con la natura;

  • Complessità e ordinamento;

  • Ampia prospettiva;

  • Rifugio;

  • Mistero;

  • Rischio/pericolo.

Si può notare anche una forte volontà di creare spazi che coinvolgono l’essere umano attraverso un’esperienza sensoriale completa, scappando dall’ imperialismo visivo che mette il senso della vista come primario e in una posizione di maggiore rilevanza rispetto agli altri.

Lelé cerca di progettare in modo da offrire agli abitanti una esperienza multi sensoriale. All’interno della villa diversi materiali permettono l’esplorazione tattile delle differenti superfici. Le piante e lo specchio d’acqua offrono un input auditivo e olfattivo assai costante.


[1] Isola all'interno della Baia di Guanabara a Rio de Janeiro, Brasile;

[2] Nuclei residenziali all'interno del piano regolatore di Brasilia, Brasile;

[3] Società per l'Urbanizzazione della Nuova capitale, fondata per la costruzione di Brasilia negli anni 50;

[4] Pazienti non ricovarati in ospedale, che rimangono all'interno della struttura durante un periodo inferiore a 24 ore;

[5] Pazienti ricovarati in ospedale, che rimangono all'interno della struttura durante un periodo superiore a 24 ore;

[6] Studioso dell'opera di Lelé;

[7] Bioma brasiliano di caratteristiche aride.


Bibliografia

Libri:

  • EEDITORIAL BLAU. Instituto Lina Bo e P. M. Bardi (org.). João Filgueiras Lima Lelé: arquitetos brasileiros. São Paulo: Instituto Lina Bo e P. M. Bardi, 2000.

  • MANCUSO, Stefano. Plant Revolution. Firenze: Giunti, 2017.

  • PALLASMAA, Juhani. Los ojos de la piel, La arquitectura y los sentidos. Barcellona: Editorial Gustavo Gili, 2019.

Monografie:

  • VILELA, Alberto. A casa na obra de João Filgueiras Lima, Lelé. 2011. 180 f. Tesi (Dottorato) - Curso de Arquitetura e Urbanismo, Universidade de Brasília, Brasília, 2011.

  • PROJETO, OBRA, USO E MEMÓRIA, 5., 2014, Fortaleza. SOB AS ONDAS A obra de João Filgueiras Lima, o Lelé, vista a partir dos sheds. Fortaleza: Docomomo, 2014.

  • O CAMPO AMPLIADO DO MOVIMENTO MODERNO, 11., 2016, Recife. SOL, ESPAÇO E VERDE: Alguns Temas Modernistas na Obra de João Filgueiras Lima, o Lelé. Recife: Docomomo, 2016.

  • VILELA, Adalberto; FICHER, Sylvia. João Filgueiras Lima e a alegoria da construção. Brasília: Unb.

  • SILVA, Angélica Camargo da. A poética da construção na obra de João Filgueiras Lima: uma abordagem tectônica. 2020. 67 f. Tesi (Master) - Architettura, Centro Tecnológico, Universidade Federal de Santa Catarina, Santa Catarina, 2020.

  • II, Aristóteles de Siqueira Campos Cantalice. DESCOMPLICANDO A TECTÔNICA: três arquitetos e uma abordagem. 2015. 153 f. Tesi (Dottorato) - Architettura, Centro de Artes e Comunicação, Universidade Federal de Pernambuco, Recife, 2015.

  • CADERNOS DE ARQUITETURA E URBANISMO, 2020, Brasília. A Casa dos Arcos na história do Cinema de Brasília. Brasília: Unb, 2020.

  • BROOKS, Massey Paul. Refreshing the design process: waving neuroscience and psychology into architecture. 2015. 159 f. Tesi (Dottorato) - Architettura, University Of Hawaiʻi At Mānoa, Honolulu, 2015.

Report:

  • BROWNING, William; RYAN, Catherine; CLANCY, Joseph. 14 patterns of biophilic design: improving health & well-being in the built environment. New York: Terrapin Bright Green Llc, 2014.

Sito web:

  • VILELA, Adalberto; FICHER, Sylvia. Clássicos da Arquitetura: Residência Nivaldo Borges / João Filgueiras Lima. Archdaily. Disponibile in: https://www.archdaily.com.br/br/01-154649/classicos-da-arquitetura-residencia-nivaldo-borges-slash-joao-filgueiras-lima. Accesso nel: 18 nov. 2013.


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